Il Giusto

by | May 30, 2020

Ho visto morire Floyd. L’ho visto rinascere e voler morire ancora.

L’ho visto morire impiccato. Un arto che si fa cappio, un uomo che si fa boia e la piazza del mondo che lo guarda soffocare, lo sente implorare a mezza voce e ingoiare la morte. I Pop Corn infilati tra i denti, un rutto di birra pronto, il telefono in mano, le parole in tasca a glorificare il nuovo martire dell’America minore.

Ho visto morire Floyd la prima volta, assieme a tutti voi. Tra i denti non avevo nulla e avevo lo stomaco asciutto, il telefono spento. L’ho visto morire assieme agli occhi dei primitivi d’America, a quelli della supremazia culturale europea, l’ho visto morire assieme chi ha filmato tutto anziché intervenire, a chi ha condiviso la morte senza rischiare nulla, assieme a chi, bianco candido, con una vita degna, le mani immacolate di Amuchina, lancia centesimi nei cappelli dei migranti, è compassionevole coi diseredati, balla al gay pride, sorride all’Africa, pontifica sui Rom e ama le periferie, le democrazia, la partecipazione. Assieme a chi, di fatto, si sente nel giusto perché vive nel giusto, perché mai si è trovato il corpo davanti alla violenza di un uomo su un uomo, alla ferocia di un potere legittimato dallo Stato su un individuo che non ha legittimità finché lo Stato non gliela conferisce. Assieme a chi mai si è trovato dover scegliere tra la giustizia che professa e la propria incolumità, tra la pace che desidera per il mondo e la sua stessa pace. Assieme a chi mai si è trovato a scegliere tra il proprio sangue e l’equità del mondo, tra l’arresto e il destino di Floyd, altrimenti lo avrebbe fatto: filmare tutto, fino alla morte e gridare allo scandalo, così da essere nel giusto, ancora una volta, a mani immacolate e a vita immutata.

Ho visto morire Floyd la prima volta, assieme alle star del cinema che dicono che è stato vile, assieme a Papa “graziealcazzo” Bergoglio che è stato un atto contro Cristo, ai Senatori indignati, ai Deputati foraggiati, ai presidenti che spareranno.

Ho visto morire Floyd e non mi ricordo più neppure di che colore fosse, non mi ricordo in che città sia accaduto. L’ho visto soffocare e il respiro non mi è venuto mancare, l’ho visto implorare l’assassino senza pregare nessuno per la mia vita, l’ho visto spegnersi, in fine, ma sono ancora acceso. Sono acceso e ne parlo. Come se mi riguardasse, come se fosse pelle mia. Ne parlo come se fosse la mia infanzia che perde di senso, la mia fatica per arrivare fin qui che diventa vana, la felicità che ho conosciuto che si annienta e le volte che ho mangiato, bevuto, cagato, fatto l’amore, assistito alle fiamme, conosciuto l’angoscia, riso da dimenticare tutto. Ne parlo come fosse la mia vita straordinaria e immeritata a finire, ma non è così. La mia vita è qui, intatta, mite, a bearsi d’essere giusta.

L’ho visto morire, Floyd, la prima volta. E poi l’ho visto rinascere. E voler morire ancora. Piuttosto che essere uno strumento della nostra giustissima vanità.

La Disciplina degli Occhi. Quello che vedo del Mondo