Il Mestiere

by | May 17, 2020

Vivo in un paese minuto, ordinato in quartieri familiari, così che ogni strada sia una monarchia, ciascun vecchio un re, ogni giovane un principe e tutt’attorno sudditi in affitto, schiavi in nero, camerieri in rosso, giardinieri scalzi e dritti così, regno per regno, fino al mare.

Sono arrivato qui che ero bambino d’estate e che l’estate era una specie d’inverno caldo in cui scoprivi che esistevano i biondi e che sembravano ricchi, ma erano pochi in verità, poche le case, pochi gli schiavi, pochi noi, gli stranieri. E insomma sì, ci hanno fatto comprare casa, un negozio, vestiti, cibo, acqua ma mai, ad essere sinceri, mai ci hanno fatto sentire parte, se non di un regno, se non dei sudditi, quantomeno della servitù.

L’anno prossimo sono quarant’anni che siamo arrivati, quaranta giusti, San Teodoro non è cambiata molto, o meglio, tutto è cambiato senza che nulla si evolvesse. Non sono serviti i mondiali dell’82, la caduta del muro di Berlino, la fine della prima repubblica, la rete, la globalizzazione, la crisi finanziaria, l’onda della coscienza ambientale. E neppure i complessi residenziali, le villette a schiera, lo champagne esplosivo, i principi istruiti. Non è servito mangiare metri di dune, ingoiare ettari di bellezza, costruire sui fiumi, votare Lega, morire in casa. Non sono serviti i soldi dei turisti, quelli degli affaristi, l’oro dei tedeschi, i pullman dei francesi. Nulla ha saputo cambiare la convizione comune che il mondo sia funzionale al paese, anche se è chiaro a chiunque respiri che ogni casa, ciascuna via, tutti i quartieri di ogni paese che popoli la terra è solo funzionale al mondo.

E forse per solo per via della sua minuzie San Teodoro mi ha offerto la fortuna di quello che sono. Ho avuto la grazia di nascere in un corpo magro, con le ossa buone e un cervello pesante. Ho sviluppato gli anticorpi alla tirannia, l’odio per i conservatori, la diffidenza per chi mangia troppo, per chi nulla lascia, per chi niente vede. Ho stratificato rabbia, amore, politica, conoscenza, empatia, odio. Ho travisato la luce, capito le ombre, attraversato l’oceano, conosciuto il nulla. Ho fatto tutto e poi sono tornato, sono tornato qui, con un mestiere addosso che solo qui sarebbe potuto crescere in questo modo. Solo qui, dove quotidianamente, posso avere negli occhi, ascoltare col naso, toccare col cuore, tutto ciò che non vorrei essere mai: un monarca, un suddito, uno schiavo. Che sono straniero, grazie al mondo.

La Disciplina degli Occhi. Quello che vedo del Mondo